La rubrica di Virgilio

 di Virgilio Tosi

Parliamo tanto di ZA (seconda parte)

Il film jugoslavo "RAT" (La guerra - 1960) di Veliko Bulajic, soggetto e sceneggiatura di Cesare Zavattini


La sceneggiatura di La guerra fu completata alla fine del 1959. Sfogliando la mia agendina dell'epoca, vedo che tra il 7 e il 10 dicembre ci incontrammo per cinque volte a casa di Zavattini. Il primo giorno nel pomeriggio e poi dalle 22 alle 4 di notte. Il 9 è annotata la presenza delregista Bulajic, venuto a Roma mentre a Zagabria era già iniziata la preparazione della produzione del film. Il 10 dicembre alle ore 11 la riunione conclusiva.

Qualche settimana fa, a distanza di più di mezzo secolo da quei giorni e da quei ricordi, leggendo un interessante libro di Consuelo Balduini, Miracoli e boom - L'Italia dal dopoguerra al boom economico nell'opera di Cesare Zavattini (Aliberti editore, 2013) trovo queste righe che cito dalla cronologia della vita di ZA, a cura di Paolo Nuzzi: "L'11 dicembre [1959]Zavattini parte per Cuba dove si tratterrà fino al 28 febbraio 1960. Vi si reca su invito dell'Istituto cubano d'arte e industria cinematografica diretto da Alfredo Guevara e lì lavora con i giovani cineasti cubani. Tra l'altro scrive il soggetto, e collabora alla sceneggiatura, del film di Julio Garcia Espinosa: El joven rebelde (1962)."

Questa citazione ci permette oggi di fare una breve riflessione sulla vitalità artistica e anche politica di Cesare Zavattini. Ha appena consegnato le ultime pagine della sceneggiatura di un film difficile da definire che sta tra la favola drammatica, la fantascienza e il thriller, su scenari di distruzione nucleare in caso di una terza guerra mondiale. Il giorno dopo, parte per L'Avana per una delle tappe più importanti della sua presenza a Cuba (in questa occasione per quasi due mesi), un soggiorno che inciderà in modo significativo nello sviluppo del cinema cubano. Senza parlare del fatto che in questo periodo Za ha fatto da guida a due giovani cineasti, entrambi formatisi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: Espinosa, diplomato nel 1953 e Bulajic, due anni dopo.

Dopo la collaborazione alla sceneggiatura di Zavattini per il film di Bulajic,ripresi con Lucio Battistrada a lavorare alla sceneggiatura di La donna dei faraoni per il settantenne ucraino Victor Tourjansky, come già descritto nella precedente puntata. Avevamo consegnato la nostra stesura a fine gennaio, ma ricevemmo il saldo del nostro compenso solo a rate, nei mesi successivi. Per fortuna, nello stesso gennaio 1960, avevo ricevuto una inaspettata proposta di lavoro nella quale, guarda i casi della vita, vennero poi da me coinvolti sia Lucio Battistrada che Cesare Zavattini. Si trattava di realizzare un documentario di lungo metraggio sull'attività delle Casse di risparmio italiane per far conoscere la rilevanza e la varietà degli interventi finanziari di queste istituzioni, all'origine statutariamente senza scopo di lucro, nel complesso dell'economia italiana. Zavattini risulta dai titoli di testa consulente per la sceneggiatura: in realtà contribuì con preziosi suggerimenti alla scelta e all'impostazione della realizzazione di parecchi dei numerosi episodi di cui era costituita la storia narrata dal film attraverso un viaggio lungo tutta la penisola.Anche il titolo, Un quarto d'Italia (1961), fu una sua idea. Questo lavoro mi tenne occupato, anche se non a tempo pieno, dal luglio del 1960 alla primavera del 1961. Il 31 ottobre 1961, tradizionalmente la "Giornata mondiale del risparmio", la televisione italiana ne mandò in onda una versione ridotta. Era nata una polemica perché la RAI voleva imporre dei tagli a suo piacimento: un amichevole intervento di Enzo Biagi, che era stato appena nominato direttore del TG1, facilitò la soluzione della vertenza tra la RAI e l'Associazione tra le Casse di Risparmio. Questa Associazione, infatti, sosteneva il diritto del regista a concordare le riduzioni della versione del film per farlo rientrare nella durata prevista dal palinsesto della programmazione.

Torniamo al film di Bulajic - Zavattini, Rat' ("La guerra"). Il giovane regista jugoslavo ha fretta. Vuole affermarsi sul piano internazionale e questa potrebbe essere la sua occasione, dato che il soggetto e la sceneggiatura sono dovute a Cesare Zavattini. Ha ricevuto la sceneggiatura a metà dicembre del '59 e a giugno del '60 il film è già pronto. Non mi ricordo, oggi, se ZA ha avuto allora la possibilità di vedere il film. C'è un vago ricordo che Bulajic avrebbe dovuto venire a Roma con la copia in versione originale per mostrarglielo in una proiezione privata. Non ho mai saputo se questa proiezione è in realtà avvenuta. Dati i miei impegni di lavoro per Un quarto d'Italia, sono stato molto spesso in viaggio per i sopralluoghi e le riprese. Il film di Bulajic, comunque, non è mai stato distribuito nel mercato cinematografico italiano e non è facile, oggi,  ricostruire quel che ne è successo nei più di cinquant'anni passati dal momento in cui Zavattini aveva consegnato la sceneggiatura.

Una cosa è certa: il film Rat' (La guerra) fu presentato in Jugoslavia nel 1960 al "Pula Film Festival", che ebbe luogo a Pola tra il 23 e il 31 luglio. Il 23 luglio 1960è la data indicata come quella della prima proiezione pubblica del film. "The film won three Golden Arena Awards for Best Director (Veliko Bulajic), Best Actor (Antun Vrdoljak) and Best Scenography (Dusko Jericevic)." La fonte è l'edizione inglese di Wikipedia. Da un data-base croato per i film a soggetto, reperito su internet il 5 ottobre 2014), (filmski-programi.hr/baza_film.pho?id=202) risulta che Rat' avrebbe anche ricevuto una Grande Arena d'Argento per il film. Un'altra fonte (Internet Movie Database. Retrieved 22 May 2010) afferma, sempre a proposito di Rat' (La guerra): "was nominated for the Golden Lion award at the 1960 Venice Film Festival." Un'affermazione difficile da interpretare: a Venezia non ci sono le nominations come accade per gli Oscar hollywoodiani.

Bisogna però anzitutto ricordare la situazione politica italiana e internazionale di quell'anno. Un anno drammatico. In Italia si succedono in pochi mesi più governi democristiani, potremmo dire uno peggio dell'altro. Di quello presieduto da Antonio Segni fanno parte anche Andreotti (Difesa) e Tambroni (Bilancio). Tupini (Turismo e Spettacolo) dichiara: "sarò drastico con la censura". E infatti  colpisce La dolce vita di Fellini che ha appena ricevuto la Palma d'oro a Cannnes. Caduto Segni, nasce il governo Tambroni con una chiara posizione di estrema destra, che dà una legittimazione al movimento neofascista del M.S.I. Andreotti è ancora alla Difesa e Tupini al Turismo e Spettacolo. Le proteste politiche dell'opposizione, ma soprattutto la mobilitazione popolare, costringeranno Tambroni a dimettersi il 17 luglio. (Proprio in quel periodo il film Rat' viene premiato al Festival jugoslavo di Pola e viene candidato per essere presentato in concorso a Venezia).

Citiamo da Wikipedia, a proposito della Mostra veneziana di quell'anno: "L'edizione del 1960 viene ricordata come la più contestata della storia del festival, per la mancata assegnazione del Leone d'oro a uno straordinario film di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli, a favore dell'opera del francese André Cayatte, Il passaggio del Reno. Il pubblico in sala fischiò per tutto il tempo della cerimonia di premiazione e la proiezione del film vincitore. Si trattava della seconda grande delusione per il regista, già beffato nel 1954, quando aveva presentato Senso." Alla direzione del Festival veneziano la Democrazia cristiana aveva quell'anno imposto un suo pupillo, Emilio Lonero, segretario generale del C.C.C. (Centro Cattolico Cinematografico). Dopo il disastroso esito della Mostra fu sostituito per i successivi due anni dallo sceneggiatore e critico cinematografico, laico e stimato, Domenico Meccoli.

Sul piano internazionale, i rapporti tra il governo italiano e quello jugoslavo di Tito non erano certo dei migliori. Erano rimaste aperte ferite e risentimenti provocati dalla difficile situazione creata fino a qualche anno prima dalla discussa creazione del Territorio Libero di Trieste da parte dei vincitori del confitto mondiale, per cui Trieste e Gorizia ancora non erano tornate a far parte dell'Italia. In questa situazione, e dato lo scottante argomento del filmdi Bulajic, era difficile pensare che potesse essere proiettato in concorso al Festival veneziano. All'epoca non ebbi nessuna informazione di un'iniziativa del regista o della casa di produzione in questo senso. Credo che anche Zavatttini non ne sapeva niente. Comunque è accertato che il film fu effettivamente selezionato tra i film in concorso per la 21a Mostra di Venezia e, come riporta il catalogo, fu programmato il 25 agosto 1960, secondo giorno della manifestazione. In questo momento non mi è possibile appurare se vi siano stati echi della proiezione di Rat' nella stampa dell'epoca.

Il regista Bulajic troverà verso la fine degli anni sessanta una buona occasione per affermare una sua risonante notorietà nel mondo del cinema con un film che venne considerato, in una statistica americana, come la più costosa coproduzione internazionale di un Kolossal di guerra realizzato al di fuori di Hollywood. Si tratta di La battaglia della Neretva (1969), coproduzione jugoslava-italiana-Repubblica federale tedesca, con Sergej Bondarciuk, Yul Brynner, Sylva Koscina, Curd Jürgens, Orson Welles, Franco Nero (175' o 134'), che ebbe una nomination all'Oscar per il miglior film straniero. Sembra che a Pablo Picasso sia stata commissionata la realizzazione di un poster del film.

Ai tempi di Rat' la situazione era ben diversa. Eravamo ancora in un periodo di piena guerra fredda. Ho cercato notizie sulla distribuzione che il film può aver avuto al di fuori della Jugoslavia, prima e dopo la disintegrazione di questo stato federale. Da fonti soprattutto croate ho avuto notizia che il film sarebbe stato distribuito nella Repubblica democratica tedesca, col titolo di Krieg. Dallo stesso data-base croato per i film a soggetto già citato, risulta che il film è stato venduto anche in Polonia, Venezuela, Irak, Libano, Canada, Siria, Emirati Arabi, Egitto.

Secondo mie supposizioni, negli stessi anni '60 o dopo, una copia 16mm del film (l'edizione originale era in 35mm totalscope, bianco e nero), giunse negli Stati Uniti e fu distribuita a scopi di propaganda da gruppi e associazioni di militanti pacifisti contro la politica di minaccia nucleare del governo americano. In quel periodo vi erano state anche produzioni di film militanti a basso costo e di cortometraggi, alcuni anche governativi, che presentavano i pericoli di un possibile conflitto nucleare e le irrisorie possibilità di protezione e difesa, nonostante gli eventuali rifugi antiatomici. Uno degli slogan più diffusi allora era: "la prima regola per sopravvivere a un conflitto nucleare è quella di essere da un'altra parte da dove avviene."

Successivamente il film ebbe una distribuzione "off" anche in videocassette VHS. Ignoro se le copie avessero la colonna sonora originale con eventuali sottitoli in inglese.

Finché, tramite internet, ebbi l'occasione di scoprire che esisteva negli Stati Uniti un'edizione americana di Rat', con colonna sonora in inglese/americano, e intitolata: Atomic War Bride. Nel 2002 ne uscì un'edizione in DVD che contiene, oltre al film di Bulajic - Zavattini, anche altri materiali audiovisivi di argomento antinucleare e non solo. (Continua) 

 

 



Nel dopoguerra Virgilio Tosi è tra gli animatori del movimento dei Circoli del Cinema. Come documentarista, dopo aver collaborato con Cesare Zavattini, si è specializzato nel campo del film scientifico. Ha svolto in parallelo attività nel campo della critica e della saggistica cinematografica. È stato consulente dell'UNESCO, dell'Istituto Luce, della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, presidente dell'International Scientific Film Association , direttore di ricerche in campo audiovisivo per il C.N.R., il C.S.C. e per la RAI-TV. Ha insegnato al Centro Sperimentale di Cinematografia, alla Scuola ZeLIG di Bolzano, e come professore a contratto di "Cinematografia documentaria" all'Università "La Sapienza" di Roma e in altre scuole di cinema e università. Per filmografia e bibliografia vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Virgilio_Tosi