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DOK
Leipzig
Ad un
primo sguardo DOK Leipzig
potrebbe essere scambiato per
uno di quei festival cresciuti
sul modello IDFA: industria,
pitching e proiezioni (tante)
che riempiono gli spazi della
città.
Il fatto però che il 2025 sia la
68esima edizione lascia ben
immaginare che il vissuto di
questo festival sia più ampio.
E così è: quella di Dok Leipzig
è una storia che viene da
lontano e che emoziona.
Il festival si è affermato
durante la Guerra Fredda come
spazio di dialogo tra Est e
Ovest, dedicato alla pace e alla
comprensione reciproca: “Film
del mondo - per la pace nel
mondo”. E’ stato uno dei pochi
spazi nel blocco orientale che
accoglieva documentari
internazionali di forte impegno
politico, documentari che
rappresentavano una forma di
solidarietà con i movimenti
pacifisti e anti coloniali.
Molti i registi internazionali
invitati in quegli anni tra cui
Joris Ivens, Chris Marker, Agnes
Varda.
Il simbolo del festival è la
Colomba della Pace che ancora
oggi rappresenta i premi
principali, le “Golden” e
“Silver Doves”. E’ una colomba
molto speciale perché è quella
disegnata da Pablo Picasso
(per saperne di più sulla
storia del festival vi
rimandiamo al saggio di Andreas
Kötzing (https://www.dok-leipzig.de/en/festival-history
).
Quello spirito di dialogo e del
confronto delle origini è
arrivato fino ad oggi. Lo
dimostrano sia la programmazione
dei film (che di fatto fa del
festival uno spazio di una
comunità per cineasti che
costruiscono ponti e
connessioni) che i lunghi
dibattiti, così tanto
partecipati alla fine delle
proiezioni di questa edizione.
E questa è stata un’edizione
particolarmente partecipata con
53.000 spettatori e oltre 2.000
ospiti accreditati che si sono
riversati nelle sale di Lipsia
dal 27 ottobre al 2 novembre. Il
festival ha proposto oltre 250
film e opere di realtà estesa
(XR) provenienti da 55 paesi.
Dalle sale cinematografiche al
DOK Neuland XR, passando per le
proiezioni gratuite alla
stazione centrale di Lipsia,
l’intera città è stata coinvolta
in un dialogo diffuso tra cinema
e società.
«Abbiamo assistito a un numero
impressionante di conversazioni
dopo le proiezioni», ha
commentato il direttore uscente
Christoph Terhechte. «Il
pubblico non si limita a fare
domande, ma vuole discutere. È
una sete di confronto diretto
che dimostra quanto il cinema
resti un luogo di dialogo e
rispetto reciproco».
Il programma ha spaziato dai
film d’impegno civile alle opere
sperimentali e animate, con
un’attenzione particolare alla
riflessione su guerra, identità,
femminismo, memoria e resistenza
politica.
I premi
Concorso Internazionale
Film Documentario
Nel
Concorso Internazionale Film
Documentario, la Colomba
d’Oro per il lungometraggio
è andata a Peacemaker del
regista croato Ivan Ramljak,
che racconta i primi giorni
della guerra tra Serbia e
Croazia attraverso la figura di
un capo della polizia
determinato a mediare tra le
parti.
La Colomba d’Oro per il
cortometraggio, è stata
assegnata a After the Silence
di Matilde-Luna Perotti
(Canada), toccante ritratto
intimo su un abuso domestico.
La Colomba d’Argento per il
lungometraggio è andata a
Elephants & Squirrels di
Gregor Brändli.
La Colomba d’Argento per il
cortometraggio è andata a
String Pieces di Vatae
Kimlee.
Concorso Internazionale
Film d’Animazione
Nel Concorso Internazionale Film
d’Animazione, la Colomba d’Oro per il lungometraggio,
è andata a Endless
dei
fratelli Seth e Peter Scriver
(Canada) ha conquistato il
premio maggiore, mentre
Paradaïz di Matea Radić
ha ha vinto la
Colomba d’Oro per il cortometraggio.
Concorso Tedesco Film
Documentario
Nel
concorso tedesco, la
Golden Dove per il
lungometraggio è andata a
Active Vocabulary di
Yulia Lokshina, film che
indaga il ruolo della scuola
russa come strumento di
propaganda statale.
La Colomba d’Oro per il
cortometraggio è andata a
Boma a Bopa di Jana
Rothe.
Il
cortometraggio Cold Call
di Stefanie Schroeder ha
ricevuto una menzione
speciale.
Concorso del Pubblico
Il Premio del Pubblico è
stato assegnato a Cutting
Through Rocks di Sara
Khaki e Mohammadreza Eyni,
storia di una donna iraniana che
si candida per la prima volta al
consiglio locale del suo
villaggio, sfidando tradizioni e
ostilità.
Un bilancio e un
passaggio di testimone
Quella del 2025 è stata l’ultima
edizione diretta da Christoph
Terhechte, in carica dal
2020. In cinque anni, Terhechte
ha semplificato la struttura del
programma, rafforzato le sezioni
competitive internazionali e
dato più visibilità ai
lungometraggi d’animazione,
introducendo anche la Golden
Dove specifica per questa
categoria.
Ha inoltre promosso nuovi spazi
di partecipazione, come il
DOK Stream (piattaforma
online lanciata durante la
pandemia), il DOK Summer
Cinema all’aperto e i DOK
Days, rassegne mensili di
documentari in tutta la
Sassonia.
Dal 1° gennaio 2026, la
direzione del festival passerà a
Ola Staszel, esperta di
cinema e cultura polacca, già
co-direttrice del Neisse Film
Festival e figura di rilievo
nella cooperazione
cinematografica
tedesco-polacca-ceca.
La 68ª edizione si chiude dunque
con un bilancio estremamente
positivo, tanto per la
partecipazione del pubblico
quanto per la qualità artistica
e politica dei film in concorso.
«Il DOK Leipzig non è solo un
luogo di proiezione, ma uno
spazio di conversazione – sul
cinema, sul mondo, su come
raccontarlo», ha dichiarato
Terhechte nel suo saluto finale.
Con l’arrivo di Ola Staszel, il
festival guarda al futuro
mantenendo saldi i suoi valori
fondativi: impegno civile,
apertura internazionale e
curiosità per le nuove forme del
racconto audiovisivo.
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