Home Page | Notizie | Festival | Proiezioni | Set | Tecnica | Pubblicazioni | Formazione | Video | Archivio

I documentari (e non solo) del Trieste Film Festival 2017

dal nostro inviato Alessandro Gori

Dal 20 al 29 gennaio si è tenuto il Trieste Film Festival (TSFF), ormai giunto alla 28ma edizione e consolidatosi tra i principali appuntamenti continentali con la cinematografia dell’Europa Centro Orientale.

Oltre ai concorsi per lungometraggi, documentari e corti, e le numerose sezioni parallele tra le quali “Eastweek” (scrittura di sceneggiature) e “When East meets West” (punto di incontro internazionale tra registi e produttori), il TSFF ha proposto anche un omaggio postumo ad Andrzej Wajda con la sua ultima opera ‘Powidoki’ (Immagini residue) e le masterclass di Marco Bellocchio e del regista romeno Cristi Puiu, acclamato all'ultimo festival di Cannes con il suo ‘Sieranevada’. Puiu ha anche ricevuto il premio dell’InCE (Iniziativa Centro Europea) come un autore «che denuncia con un’ironia pungente e tagliente gli aspetti più controversi e inquietanti della Romania di oggi».

Interessante anche la retrospettiva del grande documentarista russo Vitalij Manskij, già vincitore del concorso documentari a Trieste lo scorso anno. Il TSFF ha deciso di conferirgli il premio ‘Cinema Warrior Award’, riconoscimento alla resistenza culturale e cinematografica per chi difende i valori del cinema spesso in situazioni complicate.

Come da tradizione, i premi principali del TSFF per il miglior film, documentario e corto sono assegnati unicamente dai voti del pubblico presente in sala.

 

Documentari

La giovane polacca Anna Zamecka si è aggiudicata il concorso documentari con la sua opera prima ‘Komunia’ (La Comunione), già premiato a Locarno. Il film ritrae la 14enne Ola che si prende cura del papà alcolizzato e del fratellino autistico, mentre la madre vive altrove. La prima comunione del piccolo sarà un pretesto per riunire nuovamente la famiglia. In sala la regista ha spiegato che prima di iniziare a girare ha passato un anno frequentando la famiglia per farsi accettare e per cercare di capire l’angolazione che voleva dare al suo film.

Il premio di Osservatorio Balcani e Caucaso è andato al bulgaro Tonislav Hristov per ‘The good postman’ (Il buon postino), una visione sicuramente peculiare di questi tempi. Il postino di un remoto villaggio bulgaro al confine con la Turchia attraverso cui penetrano i migranti provenienti dalla Siria decide di presentarsi alle elezioni. Durante la campagna elettorale propone di salvare il paesino in cui sono rimasti solamente 38 anziani con un programma di accoglienza con l’obiettivo di far rimanere alcuni dei rifugiati in transito. Secondo la giuria, «è un film che crede nella democrazia, nel dialogo, che dà voce alla lungimiranza e alla generosità di persone semplici».

Tra i documentari in concorso segnaliamo anche ‘My own private war’ (La mia guerra privata), un film che racconta il conflitto nei Balcani in modo diverso, molto personale. L’autrice Lidija Zelović, di una famiglia mista di Sarajevo, si era rifugiata nei Paesi Bassi all’inizio del conflitto ed era stata successivamente inviata di guerra per la BBC. Alla ricerca di un modo per affrontare a distanza di anni la propria storia personale del conflitto anche per poterla spiegare a suo figlio, Lidija si accorge che la vera guerra è dentro le persone, e quasi nessuno affronta il difficile sforzo per elaborarla.

Nella giornata della memoria è stato presentato ‘Diera v Hlave’ (Un buco in testa) in cui il regista slovacco Robert Kirchoff narra la spesso dimenticata tragedia delle centinaia di migliaia di rom e sinti trucidati nei campi di concentramento e direttamente nei loro villaggi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quasi a far da contraltare in ‘Ein Deutsches Leben’ (Una vita tedesca) quattro registi tedeschi, Christian Krönes, Olaf Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer, presentano una lunga intervista alternata con materiale d’archivio a Brunhilde Pomsel che, pur descrivendosi come una figura secondaria e non interessata alla politica, lavorò per anni come segretaria, stenografa e dattilografa di Joseph Goebbels, divenendo la persona a lui più vicina. È morta a 106 anni proprio in questi giorni.

Molto apprezzato anche il documentario fuori concorso ‘Trieste, Yugoslavia’ in cui, attraverso spezzoni d’epoca ed interviste recenti, Alessio Bozzer ritrae quello che per decenni significò Trieste per gli jugoslavi: la (prima) porta dell’Occidente e del capitalismo, l’emporio in cui trovare gli articoli “di lusso” che scarseggiavano dall’altra parte del confine, primi fra tutti i jeans. Fin dagli anni Cinquanta da tutte le repubbliche jugoslave giungevano con ogni mezzo a Trieste decine di migliaia di persone al giorno per comprare materiale per se e da rivendere nei luoghi di origine, un’epoca che terminò improvvisamente con l’inizio delle guerre balcaniche nel 1991.

Il premio attribuito dal canale Sky Arte HD attraverso l’acquisizione e la diffusione di uno dei film della sezione Art & Sound è andato al documentario ‘Koudelka shooting Holy Land’ (Koudelka fotografa la Terra Santa) in cui Gilad Baram presenta il famoso fotografo ceco della Magnum nel suo ultimo progetto per ritrarre il Muro eretto tra Israele e Palestina.

Nella stessa sezione è stata proposta anche la chicca ‘Roentgenizdat. The strange story of Soviet music on the bone’ (Roentgenizdat. La strana storia della musica sovietica sulle ossa) degli inglesi Stephen Coates e Paul Heartfield: per superare la feroce censura dello stato sovietico, fin dal 1946 alcuni appassionati iniziarono ad incidere copie di dischi sulle lastre radiografiche, anche quelle usate, per condividere e contrabbandare la musica che amavano, sia quella occidentale evidentemente proibita in URSS, ma anche le composizioni di famosi artisti russi caduti in disgrazia.

Il riconoscimento dedicato a Corso Salani è andato a ‘La natura delle cose’ di Laura Viezzoli, che ritrae con uno sguardo diretto e complice durante un anno di incontri tra l’autrice e il protagonista, malato terminale di SLA.

 

Lungo, cortometraggi ed eventi speciali

La giuria popolare ha premiato come miglior lungometraggio ‘Dobra žena’ (Una brava moglie) che ha segnato l’esordio alla regia della bravissima Mirjana Karanović, ammirata attrice serba di molti film balcanici, da ‘Papà è in viaggio d’affari’ e ‘Underground’ di Kusturica, a ‘La polveriera’ di Paskaljević, ad altre produzioni serbe, croate e bosniache. La cinquantenne Milena, interpretata dalla stessa Karanović, ha apparentemente una vita perfetta ma le viene improvvisamente diagnosticato un tumore al seno: tra molte difficoltà inizierà un risveglio dal finto paradiso che si era costruita che la porterà anche a scoprire un crimine commesso dal marito durante la guerra. Presente in sala, un’emozionata Karanović ha spiegato le difficoltà di affrontare certi temi scomodi nel suo Paese in cui il film è stato praticamente ignorato.

Una giuria composta da studenti Erasmus ha assegnato il premio speciale al greco Yannis Sakaridis che in ‘Plateia Amerikis’ (Piazza Amerika) presenta un trittico di storie che si intreccia nell’Atene del 2016, tra disoccupazione e crisi ma soprattutto con la presenza sempre più incombente dei migranti che cercano di continuare il loro viaggio verso il Nord Europa tra indifferenza, razzismo e a volte anche umanità.

In evidenza anche ‘Slava’ (Glory) di Kristina Grozeva e Petar Valchanov già autori di ‘Urok’ (The lesson – Scuola di vita, 2014). Selezionato a Locarno, il film presenta un ritratto della società bulgara contemporanea estremamente critico ma allo stesso tempo sagace e divertente, tratteggiando la divisione tra campagna e capitale ma soprattutto la terribile corruzione che attanaglia il Paese.

Il premio per il miglior cortometraggio è andato a ‘Scris/Nescris’ (Scritto/Non scritto) del romeno Adrian Silişteanu. Tra i numerosi eventi speciali, il TSFF è stato aperto da ‘Učitel’ka’, del regista ceco Jan Hřebejk, mentre la chiusura è stata affidata a ‘Na mliječnom putu’ (Sulla Via Lattea), l’ultimo film di Emir Kusturica alla presenza della coprotagonista Monica Bellucci.

 

Guarda il fotoreportage dal festival: http://tinyurl.com/TSFF2017


Alessandro Gori

 

Torna a inizio pagina


Proteste per la nuova legge sul cinema in Portogallo

LETTER OF PROTEST AND SOLIDARITY
For decades Portugal has distinguished itself in the international film world. Despite being a small country with a miniscule national film market (less than a dozen national feature films are distributed in theatres per year) the percentage of Portuguese films that are shown in international festivals is very high. Systematically, since the 1980’s, Portuguese cinema has been lauded with cinema cycles and tributes; retrospectives about the work of numerous Portuguese filmmakers have been hosted internationally - several of these authors are still active (some subscribing this text), others have unfortunately passed away (João César Monteiro, Paulo Rocha, Fernando Lopes, António Reis, José Álvaro Morais, António Campos and, of course, Manoel de Oliveira). The "miracle" of the high international visibility of Portuguese films in relation to the small number of films produced – throughout decades and generations - is unquestionably due to the merit of the filmmakers, technicians, actors and producers in Portugal. It was also due to a cultural strategy that stimulated the production of a Cinema marked by strong singular proposals and creative freedom.

The cultural policy that allowed for Portugal’s distinctively diverse cinema was established through a Cinema Law and a Public Institute - the ICA. ICA organizes calls for film production financing proposals, defines rigorous participation regulations, establishes evaluation criteria fitting the policy promoted by the Ministry of Culture, and selects the juries to analyze the submissions. The profile for  jury members is defined by law as "personalities with recognized cultural merit and impartiality". Thus, filmmakers and film technicians, as well as film critics, artists, writers, architects, musicians, cultural programmers or university professors were nominated to be part of the board of experts that approve film projects.
From 2013 onwards, a new decree-law (amendment) to the Cinema Law was passed and a new executive board of the Portuguese Film Institute (ICA) was established. This new board, seemingly allergic to it’s responsibility and ignorant of the ICA’s regulatory role, has outsourced the duty of nominating juries to a non-governmental committee composed of delegates with vested interests in the outcome of the support programs:  representatives of television stations, cable operators, among others. This corporate committee now has the power to nominate the juries that evaluate and approve film projects financed by ICA, fomenting collusion and a clear conflict of interests since, in many cases, the committee that now selects the jury represents organizations that directly profit from the jury’s selection.

The outcome of this situation has been immediately evident: the requirement expressed in the regulation that jury members be "personalities of recognized cultural merit" has not been met.  In recent years some of the jury members for cinema projects are bank managers with connections to cinema and marketing managers of telecom operators.

The current government - hostage to pressures exerted by TV cable operators - is now preparing to approve a new decree-law that perpetuates and exacerbates this problem, endangering the existence of the very cinema that has distinguished Portugal internationally. A very significant group of Portuguese filmmakers and producers stated their opposition to this promiscuous and flawed system, declaring to the government their refusal to participate in jury nominations. They do not wish to influence the appointment of juries, nor do they accept that anyone interested in the outcome of the financing programs can participate in the process. They believe that transparency can only be guaranteed if the nomination of juries is the exclusive responsibility of ICA., They call for the nomination of a directing board of ICA capable of accepting its responsibilities and conscious of ICA’s dual role as the executor of a cultural policy for Portuguese cinema and regulator of this activity.

The subscribers to this protest letter wish to remind the State that Portuguese Cinema is not exclusively a Portuguese concern. Therefore, they wish to show their solidarity with Portuguese filmmakers and producers who are opposed to this process and express their firm repudiation should the decree-law be approved.

 

Torna a inizio pagina


International Documentary Film Festival Amsterdam 2016
A cura Annemarie Pijl, contributi video Paolo G. Sulpasso

 

La 29esima edizione dell’International Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA) si è svolta dal 16 al 27 novembre. Oltre 300 film selezionati, un record di 280.000 biglietti venduti per un fatturato di € 1.360.000.

 

Parte di questo successo è dovuto anche al massiccio coinvolgimento delle scuole locali grazie al quale si è vista una partecipazione di 38.800 studenti alle proiezioni del festival, oltre 10.000 in più rispetto l’anno precedente.
Il numero di ospiti professionisti provenienti dai Paesi Bassi e dall'estero è invece rimasto più o meno lo stesso rispetto all’anno precedente: in totale 3.300 ospiti.
L'ultimo anno da direttrice per Ally Derks
Il 12 dicembre, Ally Derks ha ricevuto il prestigioso Pioneer Award, riconoscimento dato dalla International Documentary Association (IDA); le è stato assegnato in qualità di fondatrice dell’IDFA, che da essere un piccolo festival nel 1988 è diventato uno tra i più importanti eventi per il mondo del documentario.
Derks ha annunciato che questo è stato il suo ultimo anno come direttrice dell’IDFA, commentando: “Penso che il bambino sia cresciuto. E’ il momento per la madre di lasciare la casa ". Derks sarà a Berlino per un anno come fellow della Robert Bosch Academy. Barbara Visser assumerà le sue funzioni di direttore artistico dell’IDFA ad interim.
Special guest: Sergei Loznitsa, con il suo nuovo film Austerlitz
L’ospite speciale di quest'anno è stato il regista ucraino, Sergei Loznitsa (1964, Bielorussia), che nel corso di una Masterclass, ha discusso la sua metodologia di lavoro e il ruolo importante che il sound design gioca nei suoi film. Il suo ultimo film Austerlitz è un documentario in cui osserva il comportamento dei turisti che visitano i campi di concentramento di Dachau e Sachsenhausen. L’IDFA TV ha pubblicato un’interessante intervista sul suo ultimo film di cui vi segnaliamo il link: http://tinyurl.com/h65n5d2

Film di apertura: Stranger in Paradise
Il film di apertura del festival è stato Stranger in Paradise (Paesi Bassi, 2016), del giovane regista olandese e sceneggiatore, Guido Hendrikx. Il film è un saggio politico in cui viene spiegata la visione europea sulla crisi dei rifugiati. Hendrikx mostra dove i sogni dei rifugiati si scontrano con la realtà e ci costringe a riflettere sulla nostra stessa posizione. Il film partecipava in due competizioni: quella per il miglior lungometraggio documentario e la Dutch competition. Vi segnaliamo questa intervista con il regista pubblicata sull’IDFA TV http://tinyurl.com/hfdx7wj

 

Vincitore IDFA Award for Best Feature-Length Documentary: Nowhere to Hide
Il registra Zaradasht Ahmed ha vinto il Premio IDFA per il miglior lungometraggio documentario con il suo film Nowhere to Hide (Norway/Sweden, 2016).
Dalla relazione della giuria: “Ci sono film che sono meravigliosi da vedere e ci sono film che il mondo ha bisogno di vedere. Il film che abbiamo scelto è entrambe le cose. L'esperienza è stata coinvolgente e ci ha toccato profondamente. Il regista ha rispettato la prospettiva unica che solo il protagonista avrebbe potuto avere e così facendo ci ha offerto una finestra senza precedenti sugli effetti della guerra nella vita reale.”

 

Di seguito i nostri video con le interviste esclusive al regista vincitore e ad altri autori. Il regista Ahmed Zaradasht ci parla del suo film Nowhere to Hide, Premio IDFA per il miglior lungometraggio documentario 2016, per il film The Good Postman il regista Tonislav Hristov e il compositore delle musiche Petar Dundakov, Coco Schrijber parla del suo film "How to Meet a Mermaid" e dell'importanza che ha l'audio nello sviluppo creativo del suo lavoro.

 

The Dutch Competition
Radio Kobani (Paesi Bassi, 2016) del regista Reber Dosk di origine curdo/olandese ha ricevuto il l’IDFA Award for Dutch Documentary. Questo era il suo secondo film sulla citta siriana di Kobani che è stata occupata e distrutta dallo Stato Islamico. Il film mostra come la giornalista 20enne curda Dilovan ha fondato una stazione radio dopo la liberazione della città Kobani. Questo è il secondo film di Dosk girato a Kobani, nel 2015 aveva girato The Sniper of Kobani (Paesi Bassi, 2015).
Il film di apertura “Stranger in Paradise” di Guido Hendrikx ha ricevuto invece il premio speciale della giuria.
Un altro film da segnalare nella Dutch Competition è stato How to meet the Mermaid (Paesi Bassi / Danimarca/Belgio, 2016) della regista Coco Schrijber. La regista, ci ha rilasciato un’intervista che potete vedere sul nostro canale youtube.

 

 

Partecipazione italiana all’IDFA
“I dimenticati” di Vittorio de Seta, è stato uno dei 4 film italiani presenti all’IDFA quest’anno. Il film è stato selezionato direttamente da Sergei Loznitsa che lo ha inserito tra le dieci opere per lui più significative nella storia del documentario (http://tinyurl.com/hs94ukr)
“Coeurope” di Giovanni Troilo in concorso nella sezione IDFA Award for Mid-Length Documentary (http://tinyurl.com/h6n77rg)
“The Challenge” di Yury Ancarani nella sezione Paradocs ( http://tinyurl.com/zunjua5). Yury Ancarani è stato inoltre membro della giuria per l’IDFA Best Feature-Length Documentary Award.
Robinù di Michele Santoro nella sezione Best of Fest ( http://tinyurl.com/hjk7la9)

Film premiati all’IDFA
IDFA Best Feature-Length Documentary - Nowhere to Hide by Zaradasht Ahmed
IDFA Special Jury Award for Feature-Length Documentary - Still Tomorrow by Jian Fan.
IDFA DocLab Award for Digital Storytelling - Deprogrammed (Canada) by Mia Donovan.
IDFA DocLab Immersive Non-Fiction Award - DeathTolls Experience by Ali Eslami
IDFA Award for First Appearance - Who We Were by Sine Skibsholt
IDFASpecial Jury Award for First Appearance, dedicated to the memory of Peter Wintonick, - Plastic China by Jiu-liang Wang.
IDFA Award for Best Mid-Length Documentary - Death in the Terminal by Tali Shemesh and Asaf Sudry
IDFA Special Jury Award for Mid-Length Documentary - Come Back Free by Ksenia Okhapkina
IDFA Award for Dutch Documentary - Radio Kobanî by Reber Dosky.
IDFA Special Jury Award for Dutch Documentary - Stranger in Paradise by Guido Hendrikx
IDFA Award for Best Student Documentary - When Will This Wind Stop by Aniela Astrid Gabryel.
IDFA Special Jury Award for Student Documentary - Close Ties by Zofia Kowalewska
IDFA Award for Best Children’s Documentary - Rocknrollers by Daan Bol.
IDFA Special Jury Award for Children’s Documentary - Naomi's Secret by Saskia Gubbels
IDFA Alliance of Women Film Journalists’ EDA Award for best Female-Directed Documentary - The Grown-Ups (Chile/the Netherlands/France) by Maite Alberdi.
IDFA Audience Award - La Chana by Lucija Stojevic

Copyright © 2000-2017  ildocumentario.it